top of page

Obesità e fibrillazione atriale: perché la perdita di peso conta oltre all'ablazione


Per anni abbiamo trattato la fibrillazione atriale come un problema esclusivamente "elettrico" da risolvere dentro l'atrio: si identificano i trigger nelle vene polmonari, si isolano con l'ablazione e il caso è chiuso. Funziona, ma non sempre. E quando non funziona, il motivo spesso non è nell'atrio, è nel resto del corpo.

Nella pratica si vede frequentemente questo quadro: pazienti sottoposti a un'ablazione tecnicamente impeccabile, con le vene polmonari perfettamente isolate, che dopo qualche mese tornano in fibrillazione. Quando si va a guardare cosa hanno in comune, un fattore ricorre più di tutti gli altri: il peso. E con il peso, l'infiammazione che lo accompagna.


Vale la pena capire perché, perché cambia il modo in cui conviene affrontare l'aritmia.



Obesità e fibrillazione atriale a livello epidemiologico aumentano insieme


Dagli anni '80 l'incidenza di fibrillazione atriale e quella di obesità sono aumentate quasi in parallelo. Oggi, secondo l'OMS, oltre il 40% degli adulti è in sovrappeso e circa un adulto su sei convive con l'obesità: una prevalenza più che raddoppiata dal 1990 [1].

Non si tratta di due epidemie che corrono affiancate per caso. Sono collegate da un meccanismo biologico preciso. Ogni 5 punti di aumento dell'indice di massa corporea (BMI) si associano a un incremento di circa il 30% del rischio di sviluppare fibrillazione atriale [2]. La relazione è continua: più sale il peso, più sale il rischio, senza una soglia netta sotto la quale ci si possa sentire al sicuro.


incremento prevalenza di FA e obesità nel mondo dati WHO

Il grasso non è un deposito inerte: è un organo attivo

Qui sta il punto che spesso sfugge. Il tessuto adiposo, in particolare quello che si accumula attorno al cuore, il cosiddetto grasso epicardico, non è un semplice cuscinetto. È un tessuto metabolicamente attivo, che produce e rilascia molecole infiammatorie e adipochine a contatto diretto con il muscolo atriale [3].

Da questo dialogo continuo derivano due tipi di danno. Il primo è strutturale: fibrosi, deposizione di collagene, dilatazione dell'atrio sinistro. Il secondo è elettrico: alterazione dei canali ionici, rallentamento e disomogeneità della conduzione [3]. In alcuni casi gli adipociti si infiltrano direttamente dentro il miocardio atriale, creando isole di tessuto che interrompono la normale propagazione dell'impulso e favoriscono i circuiti di rientro [4]. Non è un dettaglio teorico: in pazienti sottoposti a una nuova ablazione, il grasso intramiocardico risulta colocalizzato con buona parte dei punti in cui le vene polmonari si erano riconnesse [5]. L’atrio sinistro risulta un “terreno fertile” per l’aritmia a causa dall'infiammazione cronica di basso grado che l'obesità alimenta giorno dopo giorno.


obesità ed infiammazione nella fibrillazione atriale, meccanismi fisiopatologici

Un'avvertenza importante, che attraversa tutto il ragionamento di questo articolo: questo discorso vale soprattutto per la fibrillazione atriale persistente. Nella forma parossistica il peso dei trigger delle vene polmonari resta predominante, ed è lì che l'ablazione "classica" dà i suoi risultati migliori. Quando però la fibrillazione diventa persistente, a dettare legge è la qualità del substrato, non più il singolo innesco. Ed è esattamente qui che il fattore metabolico e infiammatorio pesa di più e diventa un bersaglio terapeutico a sé.



Perché conta nell'ablazione: l'isolamento delle vene polmonari non basta se il substrato è malato


Questo spiega un'osservazione consolidata in letteratura: i pazienti obesi che si sottopongono ad ablazione hanno tassi di recidiva più alti, una minore durata nel tempo dell'isolamento delle vene polmonari e una maggiore probabilità di dover ripetere la procedura [6,7]. E vale indipendentemente dalla fonte di energia utilizzata, sia essa la crioablazione o la radiofrequenza [6].

La relazione è anche qui legata all'entità del peso: una meta-analisi su oltre 55.000 pazienti ha mostrato che ogni 5 punti di BMI in più aumentano tra il 13% e il 18% il rischio di recidiva dopo ablazione [8]. A questo si aggiunge una procedura tecnicamente più complessa nel paziente con obesità severa (accessi vascolari più difficili, tempi più lunghi, maggiore esposizione radiologica) e un rischio periprocedurale più elevato [9,10,11].

In altre parole: posso isolare le vene polmonari alla perfezione, ma se il substrato metabolico resta quello, la fibrillazione ha buone probabilità di trovare un'altra strada per tornare. Per questo, quando imposto un percorso di ablazione, guardo sempre anche a cosa c'è "dietro" l'aritmia.



Il tallone d'Achille: dimagrire è possibile, mantenerlo è la vera sfida


La risposta logica sarebbe semplice: facciamo perdere peso al paziente. E in effetti i programmi strutturati di gestione dei fattori di rischio (peso, pressione, glicemia, apnee notturne, alcol) riducono le recidive di fibrillazione dopo ablazione. Il punto debole non è ottenere il calo, è mantenerlo.

I dati sul recupero del peso dopo gli interventi sullo stile di vita sono impietosi: a cinque anni una quota molto elevata di pazienti recupera gran parte del peso perso, e chi va incontro a cicli di calo e ripresa ("weight cycling") tende ad avere più recidive aritmiche [12,13]. Non è una questione di forza di volontà. Dopo un dimagrimento l'organismo mette in atto una serie di adattamenti compensatori, dalla riduzione del metabolismo basale oltre l'atteso alle modifiche degli ormoni della fame e della sazietà (più grelina, meno leptina e PYY), adattamenti che persistono per oltre un anno e spingono attivamente verso la ripresa del peso [14]. La biologia, da sola, gioca contro il mantenimento.

È esattamente in questo spazio che si inserisce la novità più rilevante degli ultimi anni.



Semaglutide e Tirzepatide: agire a monte del substrato


Semaglutide e Tirzepatide appartengono alla classe degli agonisti recettoriali delle incretine: la semaglutide, nota con i nomi commerciali Ozempic e Wegovy, agisce sul recettore del GLP-1, mentre la Tirzepatide (Mounjaro) agisce su entrambi i recettori GLP-1 e GIP. Sono nati per il diabete e per l'obesità, ma ciò che li rende interessanti dal punto di vista cardiologico è il meccanismo d'azione di classe: non si limitano a far perdere peso, ma agiscono su molti dei processi che costruiscono il substrato aritmogenico.

Riducono l'adiposità viscerale e il grasso epicardico, attenuano l'infiammazione sistemica, migliorano la sensibilità insulinica e il profilo emodinamico [15]. Colpiscono cioè i meccanismi a monte dell'aritmia, non solo i suoi sintomi. È un cambio di prospettiva: dal trattare l'atrio al trattare cioè che "fa ammalare" l'atrio sinsitro.



Cosa dicono i dati


L'aspetto più studiato è la perdita di peso, ed è qui che l'intera classe ha mostrato risultati che fino a pochi anni fa erano impensabili con la sola terapia medica: cali ponderali nell'ordine del 15-20% del peso iniziale, con una quota non trascurabile di pazienti che arriva a superare il 25 e in alcuni casi il 30% [16]. All'interno della classe esistono differenze di intensità tra le diverse molecole, legate anche al meccanismo d'azione (agonismo del solo recettore GLP-1 oppure duale GLP-1 e GIP), ma il dato che conta sul piano clinico è l'ordine di grandezza dell'effetto, non quale singolo farmaco arrivi qualche punto percentuale più in alto.

Sul fronte specifico della fibrillazione atriale le evidenze sono più recenti e in fase di definizionei, ma convergono nella stessa direzione. I dati oggi più maturi vengono dal contesto dell'ablazione: in pazienti obesi trattati con un agonista del recettore GLP-1 si è osservata una maggiore libertà da recidive rispetto ai non trattati, intorno all'80% contro il 65% a 18 mesi in una casistica con appaiamento per propensity score (HR 0,52) [17].. Allargando lo sguardo all'intera classe il quadro resta coerente: i grandi studi sul diabete non mostrano un aumento dei nuovi casi di fibrillazione, mentre osservazioni recenti su pazienti che già convivono con l'aritmia segnalano una riduzione del suo "carico", cioè meno cardioversioni, meno antiaritmici e meno procedure ripetute [18,19].

La sintesi, oggi, è che non siamo davanti a una gara tra due molecole, ma davanti a una classe terapeutica che agisce sul motore metabolico e infiammatorio dell'aritmia. Le evidenze su peso e fibrillazione si stanno accumulando con tempi e intensità diversi per le diverse molecole, ed è fisiologico che sia così in un campo ancora "giovane": sono in corso trial randomizzati dedicati, anche in ambito periprocedurale e in pazienti con fibrillazione e sovrappeso [20], che nei prossimi anni renderanno il quadro più nitido. Quello che conta sul piano clinico, più del confronto tra un farmaco e l'altro, è il principio di fondo: per la prima volta possiamo intervenire a monte, sul terreno metabolico in cui l'aritmia nasce e recidiva.


Un punto fermo, che ribadisco sempre: questi sono farmaci di prescrizione, con indicazioni precise, effetti collaterali da conoscere e una gestione che va personalizzata. Non sono "pillole per la fibrillazione" e non sostituiscono né l'ablazione né la terapia anticoagulante quando indicata. Sono un tassello potenzialmente importante di una strategia complessiva.



La direzione: integrare controllo del ritmo e strategia metabolica


Le linee guida europee sulla fibrillazione atriale del 2024 hanno formalizzato un concetto che in elettrofisiologia stavamo già toccando con mano: il controllo del ritmo e la modulazione dei fattori di rischio non sono alternativi, sono complementari [21,22]. L'ablazione "spegne" l'incendio; la gestione metabolica toglie l'ossigeno che lo riaccende.


effetti controllo ritmo e modulazione metabolica per trattamento fa

Cosa significa, in concreto

Va detto con chiarezza: l'ablazione transcatetere resta il cardine del controllo del ritmo nella fibrillazione atriale, e nulla di quanto descritto qui la sostituisce. La gestione metabolica e i farmaci come semaglutide o tirzepatide non sono un'alternativa alla procedura, ma un complemento che può renderne più duraturi i risultati, soprattutto quando l'obesità è un motore dell'aritmia e quando la fibrillazione è già nella sua forma persistente.

Per chi convive con fibrillazione atriale e un problema di peso, il punto pratico è che i due percorsi conviene costruirli insieme, anziché in sequenza. Quale sia la strategia più adatta, se e quando l'ablazione e quale eventuale supporto metabolico affiancarle, dipende dal tipo di fibrillazione, dal substrato e dal quadro clinico complessivo, e va definita caso per caso, in coordinamento con gli altri specialisti coinvolti.


Una valutazione aritmologica serve esattamente a questo: inquadrare il problema nel suo insieme. Per informazioni o per prenotare una visita nel mio studio a Firenze, trovi i contatti qui sotto.



Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la valutazione medica individuale. Le terapie farmacologiche citate richiedono prescrizione e valutazione specialistica.


Bibliografia

  1. World Health Organization. Obesity and overweight, fact sheet/report, 2022.

  2. Sha R, et al. Circulation. 2023. (associazione BMI e incidenza di fibrillazione atriale)

  3. Iacobellis G. Epicardial adipose tissue in contemporary cardiology. Nat Rev Cardiol. 2022;19(9):593–606.

  4. Shaihov-Teper O, et al. Extracellular vesicles from epicardial fat facilitate atrial fibrillation. Circulation. 2021;143(25):2475–2493.

  5. Landra F, et al. Europace. 2025. (grasso intramiocardico e punti di riconnessione vene polmonari/atrio sinistro)

  6. Providência R, et al. J Am Heart Assoc. 2019. (obesità, recidiva e durabilità della PVI; indipendenza dalla fonte di energia)

  7. Vermeer JR, et al. Europace. 2024. (obesità e outcome dell'ablazione)

  8. Liu C, et al. Front Cardiovasc Med. 2022. (meta-analisi dose-risposta tra BMI e recidiva, oltre 55.000 pazienti)

  9. Tan MC, et al. JACC Clin Electrophysiol. 2023. (outcome periprocedurali nel paziente obeso e grande obeso)

  10. Mangiafico V, et al. Arch Cardiovasc Dis. 2020. (complessità procedurale nell'obeso)

  11. Winkle RA, et al. Heart Rhythm. 2017. (impatto del BMI sulla procedura di ablazione)

  12. Pathak RK, et al. Long-term effect of goal-directed weight management (LEGACY). J Am Coll Cardiol. 2015;65(20):2159–2169.

  13. Santos I, et al. Clin Nutr ESPEN. 2022. (revisione sul recupero di peso dopo intervento sullo stile di vita)

  14. Sumithran P, Proietto J. The defence of body weight: a physiological basis for weight regain after weight loss. Clin Sci (Lond). 2013;124(4):231–241.

  15. Wei J, et al. Front Endocrinol. 2022. (meta-analisi su GLP-1 RA ed effetti su aritmie e profilo metabolico)

  16. Aronne LJ, Horn DB, le Roux CW, et al. Tirzepatide as compared with semaglutide for the treatment of obesity (SURMOUNT-5). N Engl J Med. 2025. doi:10.1056/NEJMoa2416394.

  17. Studio monocentrico, con appaiamento per propensity score, su semaglutide come terapia adiuvante all'ablazione nella fibrillazione atriale parossistica correlata all'obesità (BMI ≥30). Europace. 2026. (freedom from recurrence 80,2% vs 65,2% a 18 mesi; HR 0,52, IC 95% 0,34–0,78; P=0,002)

  18. Meta-analisi degli RCT del programma SURPASS: tirzepatide non associata a una variazione statisticamente significativa dell'incidenza di nuova fibrillazione atriale rispetto al comparatore.

  19. Clinical effectiveness of tirzepatide for patients with atrial fibrillation and type 2 diabetes: a retrospective cohort study (TriNetX). Diabetes Res Clin Pract. 2025. (endpoint composito cardioversione/antiaritmico ev/ablazione: HR 0,65, IC 95% 0,55–0,76; P<0,001)

  20. TREAT-AF, Tirzepatide to Reduce rEcurrence And Burden After ablaTion of Atrial Fibrillation. ClinicalTrials.gov NCT07382024. (trial randomizzato in corso)

  21. Van Gelder IC, Rienstra M, et al. 2024 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation. Eur Heart J. 2024.

  22. Pathak RK, et al. Aggressive risk factor reduction study for atrial fibrillation (ARREST-AF). J Am Coll Cardiol. 2014;64(21):2222–2231.

Commenti

Impossibile caricare i commenti
Si è verificato un problema tecnico. Prova a riconnetterti o ad aggiornare la pagina.
Cardiologo a Firenze - Cardiologist in Florence
Dr. Andrea Bernardini

Cardiologo specializzato nella diagnosi e  trattamento avanzato delle aritmie a Firenze. Valutazioni aritmologiche per studi elettrofisiologici, ablazione di fibrillazione atriale, impianto di pacemaker e defibrillatori. 

English-speaking Cardiologist & Electrophysiologist in Florence, Italy. Focus on Arrhythmia treatment and  cardiac prevention

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn

Studio Cardiologico Firenze

Via Jacopo Nardi 30, Firenze

Prenota

Villa Donatello 

Via Attilio Ragionieri 101, Sesto Fiorentino

Prenota

Centro Medico Alto Reno

Via Giovanni XXIII, 60, Silla (BO)

Prenota

Contatti

Il modulo è stato inviato!

fibrillazione atriale, sincope, flutter atriale, blocco atrioventricolare, BAV, insufficienza mitralica, prolasso mitralico, cardiomiopatia ipertrofica, stenosi aortica, TPSV, tachicardia, cardiopalmo, palpitazioni, perdita di coscienza, bradicardia, extrasistolia, extrasistoli, batticuore. Cardiologo a Firenze
  • LinkedIn

©2025 by Dr. Andrea Bernardini

100% made in Porretta T.

P.Iva 03825971207

bottom of page