Mounjaro e fibrillazione atriale: un nuovo alleato nella prevenzione delle aritmie?
- drabernardini
- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 18 gen
La tirzepatide (nome commerciale Mounjaro®) è un farmaco di nuova generazione, indicato per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, capace di indurre una perdita di peso significativa e un marcato miglioramento metabolico. Negli ultimi mesi, l’interesse scientifico si è esteso anche al suo suo possibile ruolo nella riduzione del rischio di fibrillazione atriale (FA), l’aritmia più frequente nelle persone sopra i 50 anni di età
Perché obesità e fibrillazione atriale sono così strettamente collegate?
La fibrillazione atriale è fortemente associata a:
sovrappeso e obesità
diabete
ipertensione
infiammazione cronica
accumulo di grasso viscerale e pericardico
Questi fattori favoriscono modificazioni strutturali del cuore ed aumentano la probabilità di sviluppare aritmie. Non a caso, la riduzione del peso corporeo è oggi considerata una parte fondamentale della prevenzione e del trattamento della FA.
Che cos’è la tirzepatide?
La tirzepatide è un agonista doppio dei recettori GIP e GLP-1, una caratteristica che la rende particolarmente efficace nel:
ridurre il peso corporeo (spesso >15–20%)
migliorare il controllo glicemico
ridurre l’infiammazione sistemica
migliorare la funzione cardiovascolare globale
Questi effetti agiscono proprio sui meccanismi che favoriscono la fibrillazione atriale.

Tirzepatide e fibrillazione atriale: cosa dicono gli studi?
Le evidenze attuali indicano che:
nei pazienti obesi, l’uso di tirzepatide è associato a una riduzione dell’incidenza di fibrillazione atriale rispetto a soggetti simili non trattati;
nei pazienti con diabete e fibrillazione atriale già nota, la tirzepatide è associata a:
minore necessità di cardioversioni
minore ricorso a farmaci antiaritmici
minore necessità di ablazione
riduzione di eventi cardiovascolari maggiori.

Questi dati derivano principalmente da studi osservazionali di grandi database clinici e da analisi di outcome real-world [Wu et al, Heart Rhythm, 2025], mentre le meta-analisi degli studi randomizzati (non disegnati specificamente per la FA) mostrano un effetto neutro ma rassicurante, senza aumento del rischio aritmico [Mansouri et al, Eur J Prev Cardiol, 2025].
In sintesi: tirzepatide sembra avere un effetto benefico sull'insorgenza di fibrillazione atriale e sul rischio di avere una recidiva. Infatti grazie ai suoi effetti sopracitati, contribuisce a rendere il “terreno biologico” meno favorevole all’insorgenza di fibrillazione atriale.
Può essere utile anche dopo un’ablazione?
Sebbene siano necessari studi prospettici dedicati, i dati disponibili suggeriscono che nei pazienti: obesi, diabetici, con fibrillazione atriale trattata (farmaci o ablazione), la tirzepatide potrebbe ridurre il rischio di recidiva, agendo sui fattori che favoriscono il ritorno dell’aritmia. Naturalmente questo effetto non sostituisce l’ablazione o i farmaci antiaritmici, ma può rappresentare un importante supporto metabolico e cardiovascolare.
Conclusioni
La tirzepatide non è solo un farmaco per il controllo del peso o del diabete .Le evidenze più recenti indicano che, attraverso la perdita di peso, la riduzione dell’infiammazione e il miglioramento del profilo cardiometabolico, può contribuire a:
ridurre il rischio di sviluppare fibrillazione atriale
migliorare il controllo dell’aritmia nei pazienti già affetti
diminuire il rischio cardiovascolare complessivo.
Per i pazienti in sovrappeso con fibrillazione atriale, la tirzepatide rappresenta una opzione terapeutica promettente, da valutare sempre all’interno di un percorso personalizzato con il tuo Cardiologo Aritmologo. Prenota una visita per una valutazione su misura.








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