Mounjaro e fibrillazione atriale: un nuovo alleato nella prevenzione delle aritmie?
- drabernardini
- 5 ore fa
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La tirzepatide (nome commerciale Mounjaro®) è un farmaco di nuova generazione, indicato per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, capace di indurre una perdita di peso significativa e un marcato miglioramento metabolico. Negli ultimi mesi, l’interesse scientifico si è esteso anche al suo suo possibile ruolo nella riduzione del rischio di fibrillazione atriale (FA), l’aritmia più frequente nelle persone sopra i 50 anni di età
Perché obesità e fibrillazione atriale sono così strettamente collegate?
La fibrillazione atriale è fortemente associata a:
sovrappeso e obesità
diabete
ipertensione
infiammazione cronica
accumulo di grasso viscerale e pericardico
Questi fattori favoriscono modificazioni strutturali del cuore ed aumentano la probabilità di sviluppare aritmie. Non a caso, la riduzione del peso corporeo è oggi considerata una parte fondamentale della prevenzione e del trattamento della FA.
Che cos’è la tirzepatide?
La tirzepatide è un agonista doppio dei recettori GIP e GLP-1, una caratteristica che la rende particolarmente efficace nel:
ridurre il peso corporeo (spesso >15–20%)
migliorare il controllo glicemico
ridurre l’infiammazione sistemica
migliorare la funzione cardiovascolare globale
Questi effetti agiscono proprio sui meccanismi che favoriscono la fibrillazione atriale.

Tirzepatide e fibrillazione atriale: cosa dicono gli studi?
Le evidenze attuali indicano che:
nei pazienti obesi, l’uso di tirzepatide è associato a una riduzione dell’incidenza di fibrillazione atriale rispetto a soggetti simili non trattati;
nei pazienti con diabete e fibrillazione atriale già nota, la tirzepatide è associata a:
minore necessità di cardioversioni
minore ricorso a farmaci antiaritmici
minore necessità di ablazione
riduzione di eventi cardiovascolari maggiori.

Questi dati derivano principalmente da studi osservazionali di grandi database clinici e da analisi di outcome real-world [Wu et al, Heart Rhythm, 2025], mentre le meta-analisi degli studi randomizzati (non disegnati specificamente per la FA) mostrano un effetto neutro ma rassicurante, senza aumento del rischio aritmico [Mansouri et al, Eur J Prev Cardiol, 2025].
In sintesi: tirzepatide sembra avere un effetto benefico sull'insorgenza di fibrillazione atriale e sul rischio di avere una recidiva. Infatti grazie ai suoi effetti sopracitati, contribuisce a rendere il “terreno biologico” meno favorevole all’insorgenza di fibrillazione atriale.
Può essere utile anche dopo un’ablazione?
Sebbene siano necessari studi prospettici dedicati, i dati disponibili suggeriscono che nei pazienti: obesi, diabetici, con fibrillazione atriale trattata (farmaci o ablazione), la tirzepatide potrebbe ridurre il rischio di recidiva, agendo sui fattori che favoriscono il ritorno dell’aritmia. Naturalmente questo effetto non sostituisce l’ablazione o i farmaci antiaritmici, ma può rappresentare un importante supporto metabolico e cardiovascolare.
Conclusioni
La tirzepatide non è solo un farmaco per il controllo del peso o del diabete .Le evidenze più recenti indicano che, attraverso la perdita di peso, la riduzione dell’infiammazione e il miglioramento del profilo cardiometabolico, può contribuire a:
ridurre il rischio di sviluppare fibrillazione atriale
migliorare il controllo dell’aritmia nei pazienti già affetti
diminuire il rischio cardiovascolare complessivo.
Per i pazienti in sovrappeso con fibrillazione atriale, la tirzepatide rappresenta una opzione terapeutica promettente, da valutare sempre all’interno di un percorso personalizzato con il Cardiologo Aritmologo.




